Camila e suo padre Sergio sono stati intervistati dagli inviati di Gazzetta.it a Wimbledon: ecco la trascrizione del’articolo:

Camila non è ancora arrivata. Perché il suo sogno è molto più grande, “è il numero 1 del mondo”, ma sicuramente, dopo la finale di Raleigh e il successo di Carson (tornei da 50mila dollari, su terra verde a cemento), e le qualificazioni che ha superato sull’erba di Wimbledon – il primo Slam in tabellone -, la 19enne di Macerata, Camila Giorgi, numero 169 del mondo, può fare capolino sul tennis più importante. Nel tardo pomeriggio di oggi debutterà a Wimbledon contro la bulgara Pironkova. Così come prometteva il suo talento offensivo davvero insolito, sin dalla più tenera età, secondo l’impronta di papà-allenatore-sponsor-tutto, Sergio, argentino, di genitori italiani, come mamma Claudia.

Camila, col nasino all’insù e il viso di Brooke Shields, è un’emigrante del tennis, un po’ per i problemi reali legati ai primi passi di uno sport comunque costoso, un po’ per “la conditio sine qua non” di papà: “Qualsiasi rapporto di collaborazione iniziamo, qualsiasi discorso sul futuro intraprendiamo, prima o poi mi chiedono di affiancarle un altro coach, ma questo ruolo è e resterà il mio”. E così, Camila e la sua famiglia – che comprende anche la sorella maggiore, Antonella, i fratelli, Leandro, aspirante attore, e Amadeus, calciatore in erba -, hanno girovagato per l’Italia (Pesaro, Milano, Como), sono sbarcati in Spagna (Barcellona, Valencia, Palma di Majorca), con una capatina alla Nick Bollettieri Academy in Florida, quindi sono transitati in Francia (a Thivernal Grignon, Parigi), alla scuola Mouratoglou (di Baghdatis e Dimitrov), e alla fine dell’anno scorso, sono arrivati a Key Biscayne, in Florida, sponsorizzati da una famiglia di mecenati. Cui poi sono successi altri scopritori di talenti e investitori più o meno seri. E altri seguiranno. “L’attività di Camila costa più di 100mila euro l’anno, ci finanziamo con gli aiuti di chi crede in lei, aspettiamo i prossimi risultati. Che arriveranno”, promette papà.

“Finalmente, in America, l’allenamento è meglio organizzato, e posso trovare sempre avversari diversi e molto forti, soprattutto uomini”, precisa Camila. Che, pur col suo talento non ha trovato asilo, col suo papà, nemmeno al centro tecnico federale di Tirrenia. “L’anno scorso è stato duro. Non giocavo mai, mi allenavo solo”, racconta la ragazza, sempre timidissima, ma sempre super-decisa. Sin dai 5 anni quando, pur brillando in ginnastica artistica, abbracciò il sogno-tennis, ma anche i sistemi d’allenamento da marines di papà, ex preparatore atletico ed ennesimo papà ostinato del tennis, fin troppo sicuro del successo della figlia. Come già i signori Sabatini e Graf, Capriati e Seles, Pierce e Clijsters, Williams e Sharapov. Per citare solo i più noti.

“Quest’anno devo entrare fra le prime 100 del mondo, ormai ho imparato anche ad aspettare prima di cercarmi il punto, prima stavo troppo dentro il campo, attaccavo subito”, spara Camilla, giù emula di Hingis e Federer, oggi numero 169 Wta, in attesa dell’esordio assoluto nello Slam, contro la bulgara Tsvetana Pironkova, semifinalista a Wimbledon dodici mesi fa, che sembra una montagna. Meglio pensare al prossimo torneo di Cuneo. “Ma tanto lei è più testarda di me, mentalmente è fortissima, e arriverà”, parola di papà.

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Alberto Brumana

Alberto Brumana - Nato in Piemonte nel 1979, vive da 15 anni a Milano, è giornalista pubblicista e lavora a Sky Cinema. Appassionato di tennis, ha scritto in passato di sport per quotidiani locali e ha gestito per 2 anni TennisBlog. Dopo aver visto per la prima volta Camila al Bonfiglio 2006, nel 2009 ha fondato CamilaGiorgi.it. E-Mail: alberto.brumana@camilagiorgi.it. Twitter: @AlbertoBrumana

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  1. by Mauro Garofolo

    Sono d’accordo che il controllo dell’attività di Camila sia nelle mani di Sergio. E’, a parer mio , soprattutto una forma di protezione.
    Ma: i più grandi innovatori o talenti del mondo, in qualsiasi campo, hanno avuto a che fare con tanti maestri o insegnanti. E’ dalla molteplicità che nascono i talenti unici.
    Vale per tutto, anche per il tennis la regola dei “TRE PRINCIPI FONDAMENTALI”, che non si possono prescindere. In breve (forse troppo in breve vista la vastità dell’argomento):
    1-“sentire dove sei”, cioè sentire il proprio corpo come lavora. Massima applicazione, fino allo spasimo.
    2-“senso di cedevolezza”, non essere rigidi con se stessi e rimanere ancorati sulle stesse cose ne con gli altri, ma accettare i consigli di chiunque ci insegni qualcosa e osservare con attenzione tutti gli avversari. Ognuno possiede delle qualità uniche.
    3-“senso di condivisione”, condividere il proprio lavoro con gli altri; il proprio punto di vista è “unico”, se non lo condividi rimane tale, mentre invece conoscere anche quello di molti altri ci fa migliorare.
    E si ricomincia dal n°1 andando a provare cose nuove.

    FORZA CAMILA.

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